Il melanoma: tra prevenzione e diagnosi precoce
A CURA DI
Dott.
Marco Rubatto
Referente della divisione di Chirurgia dei Tumori della Pelle
Il melanoma è un tumore della pelle che spesso spaventa. Riconoscere i sintomi del melanoma in tempo è fondamentale: una diagnosi precoce, infatti, aumenta notevolmente le possibilità di guarigione. In questo articolo rispondiamo alle domande più frequenti su cos’è il melanoma, chi rischia di svilupparlo e cosa fare per proteggersi.
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Che cos’è il melanoma e quanto è diffuso in Italia?
Il melanoma è un tumore maligno della pelle che nasce dai melanociti, le cellule responsabili della produzione di melanina, il pigmento che dà colore alla pelle. A differenza di altri tumori cutanei, come il carcinoma basocellulare o quello spinocellulare, il melanoma ha una maggiore capacità di diffondersi ad altri organi se non viene trattato precocemente.
In Italia i numeri sono in crescita: nel 2024 sono state stimate circa 12.941 nuove diagnosi di melanoma della cute, rispettivamente 7.069 negli uomini e 5.872 nelle donne (Fonte: AIOM – I numeri del cancro in Italia 2025). Può colpire a qualsiasi età, ma è particolarmente frequente tra i 30 e i 60 anni, rappresentando uno dei tumori più comuni nei giovani adulti.
Scoprire un melanoma in fase iniziale cambia radicalmente le prospettive: la diagnosi precoce è il fattore più importante per la prognosi.
Chi è maggiormente a rischio di sviluppare un melanoma?
Alcuni fattori aumentano in modo significativo la probabilità di sviluppare un melanoma. Il primo è il fototipo chiaro: chi ha pelle, capelli e occhi chiari è naturalmente meno protetto dai raggi UV e quindi più esposto al rischio. A questo si aggiungono le scottature solari, soprattutto quelle subite durante l’infanzia e l’adolescenza, e l’uso di lampade abbronzanti, oggi riconosciuto come un fattore di rischio certo.
Anche la familiarità gioca un ruolo importante: avere un parente di primo grado che ha avuto un melanoma aumenta il rischio individuale. Lo stesso vale per chi ha un gran numero di nei o ha già avuto lesioni cutanee sospette in passato. In alcuni casi è presente una vera e propria predisposizione genetica, legata a mutazioni di specifici geni come CDKN2A o BRAF, che possono essere indagati in centri specializzati.
Conoscere i propri fattori di rischio è il primo passo: chi appartiene a categorie più esposte dovrebbe iniziare i controlli dermatologici prima e farli con maggiore regolarità.
Perché è importante usare la protezione solare per prevenire il melanoma?
I raggi UV (sia UVA che UVB) sono in grado di danneggiare il DNA delle cellule della pelle, favorendo nel tempo la comparsa di mutazioni che possono portare allo sviluppo di un tumore. La protezione solare è lo strumento più efficace per ridurre questo rischio, a patto di usarla correttamente.
Un SPF (Sun Protection Factor) alto – 50 o superiore – è raccomandato soprattutto per i fototipi chiari, per i bambini e per chi si espone nelle ore centrali della giornata, quando i raggi sono più intensi. La crema va applicata in abbondanza su tutte le zone esposte e riapplicata ogni due ore o dopo il bagno. Un errore comune è credere che l’abbronzatura protegga dalla luce solare: in realtà offre una protezione minima, equivalente a un SPF di circa 4.
La protezione solare non è una scelta estetica, ma un gesto di prevenzione concreta: iniziare a usarla fin da bambini riduce significativamente il rischio nel corso della vita.
A cosa serve la regola ABCDE nel melanoma?
La regola ABCDE è uno strumento pratico che permette a chiunque di osservare i propri nei e riconoscere eventuali segnali di allarme. Le cinque lettere corrispondono ad altrettanti criteri da valutare:
A come Asimmetria: un neo normale è simmetrico; se le due metà non coincidono, è un segnale da approfondire. B come Bordi: i bordi devono essere regolari e ben definiti; bordi frastagliati o irregolari sono un campanello d’allarme. C come Colore: un neo sano ha un colore uniforme; la presenza di più tonalità (marrone, nero, rosso, bianco) richiede attenzione. D come Diametro: lesioni superiori a 6 mm meritano una valutazione medica, anche se i melanomi possono essere più piccoli. E come Evoluzione: qualsiasi cambiamento nel tempo (di forma, colore, dimensione o spessore) è il segnale più importante di tutti.
L’autoesame è utile, ma ha dei limiti: l’occhio non allenato può non cogliere cambiamenti sottili, e alcune zone del corpo sono difficili da osservare. Per questo non sostituisce mai la visita specialistica.
Fare l’autoesame della pelle è un’abitudine semplice che può fare la differenza: se si nota qualcosa che non convince, è consigliabile andare dal dermatologo senza aspettare.
Quali sono i principali controlli da fare e quando farli?
Il controllo dei nei dal dermatologo è la forma più efficace di prevenzione secondaria del melanoma. La visita dermatologica prevede l’uso della dermoscopia, uno strumento che permette di osservare le lesioni cutanee con un ingrandimento elevato, rilevando dettagli invisibili a occhio nudo. In alcuni casi viene eseguita anche la mappatura totale dei nei, utile per tenere traccia di eventuali cambiamenti nel tempo attraverso foto standardizzate.
La frequenza dei controlli dipende dal profilo di rischio individuale: chi ha molti nei, una storia familiare di melanoma o ha già avuto lesioni sospette dovrebbe fare una visita ogni 6-12 mesi. Per chi non ha fattori di rischio particolari, è comunque consigliabile una visita annuale. Il medico di base può rappresentare il primo punto di riferimento per valutare quando è il momento di rivolgersi allo specialista.
Meglio non aspettare di notare qualcosa di anomalo per prenotare una visita: i controlli periodici esistono proprio per trovare ciò che ancora non si vede.
Quali sono le principali terapie per il melanoma?
Il trattamento del melanoma dipende molto dallo stadio in cui viene scoperto. Quando la diagnosi è precoce, la chirurgia è quasi sempre risolutiva: il melanoma viene asportato con un margine di sicurezza di tessuto sano intorno, in un intervento generalmente semplice e in day hospital.
Nei casi più avanzati, dove il tumore ha raggiunto i linfonodi o altri organi, si ricorre a terapie sistemiche. L’immunoterapia sfrutta il sistema immunitario del paziente per combattere le cellule tumorali ed è oggi il trattamento di riferimento per molti melanomi metastatici. La terapia target, invece, è indicata nei melanomi che presentano specifiche mutazioni genetiche (come quella del gene BRAF) e agisce bloccando direttamente i meccanismi di crescita del tumore. Dopo il trattamento, il follow-up è fondamentale: visite periodiche e, nei casi a rischio, esami strumentali permettono di individuare tempestivamente eventuali recidive.