Tumore al polmone: la nuova terapia senza chemio
Lo studio internazionale KROCUS, firmato dalla Dott.ssa Vanesa Gregorc, oncologa e Direttrice della Divisione di Ricerca Clinica e Innovazione dell’Istituto di Candiolo IRCCS, apre la strada a una terapia senza chemio per trattare il tumore al polmone non a piccole cellule, ottenendo una regressione della malattia in circa l’80% dei casi.
L’incidenza del tumore al polmone in Italia
Oggi il tumore al polmone è il terzo tipo di cancro più frequente in Italia, con circa 45.000 nuove diagnosi ogni anno. Per chi combatte contro la forma più diffusa di questa patologia (che rappresenta l’85% dei casi), una notizia importante arriva proprio dallo studio internazionale KROCUS, che porta la prima firma della Dott.ssa Vanesa Gregorc.
Secondo lo studio, la combinazione di due farmaci biologici (fulzerasib e cetuximab) utilizzata come prima terapia è in grado di far regredire il tumore nell’80% dei casi, registrando una sopravvivenza libera da progressione media di 12,5 mesi, con molti pazienti ancora in trattamento a distanza di anni. Questo risultato straordinario si ottiene senza bisogno di ricorrere alla chemioterapia, garantendo ai pazienti un trattamento più mirato e meglio tollerato.
Una sfida vinta contro la resistenza del tumore
Tra pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC), circa il 13% presenta la mutazione KRAS G12C, che per decenni è stata considerata un bersaglio impossibile da colpire con i farmaci. “Sebbene i nuovi inibitori abbiano iniziato a mostrare degli effetti di inibizione sulla malattia, la resistenza data dalle cellule tumorali rimane una sfida: possono ‘riattivarsi’ bypassando il blocco del farmaco. Con questo studio abbiamo dimostrato che l’inibizione concomitante con due farmaci permette di superare i meccanismi di resistenza come già evidenziato negli studi preclinici a Candiolo” spiega la Dott.ssa Gregorc.
Qualità della vita e prospettive future
Oltre all’efficacia nel far regredire la malattia, un aspetto fondamentale di questa nuova terapia è la sua alta tollerabilità. A differenza di altri farmaci della stessa categoria, il fulzerasib non causa le pesanti tossicità epatiche o intestinali che spesso costringono i pazienti a sospendere o ridurre le cure. Gli effetti collaterali si limitano a reazioni cutanee gestibili, permettendo al paziente di proseguire il trattamento con maggiore serenità.
Grazie a questi risultati estremamente incoraggianti, la ricerca non si ferma. È infatti già in fase di progettazione uno studio clinico più ampio, chiamato di Fase 3, che metterà a confronto diretto questa combinazione biologica con l’attuale standard di cura (chemio e immunoterapia). L’obiettivo è cambiare definitivamente l’algoritmo terapeutico per questa patologia, rendendo questo approccio mirato la scelta principale per il trattamento dei pazienti.