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Giugno 10, 2026 | #Cura

Il carcinoma basocellulare: cos’è e come si tratta

A CURA DI

Dott.

Marco Rubatto

Referente della divisione di Chirurgia dei Tumori della Pelle

Il carcinoma basocellulare, chiamato anche basalioma, è un tumore maligno della pelle, nonché il più comune al mondo. Nonostante questa classificazione possa spaventare, si tratta di una forma di cancro cutaneo a crescita molto lenta, che raramente si diffonde ad altri organi e che, se diagnosticata in tempo, si cura con ottimi risultati. Ecco tutto quello che è utile sapere.

Marco Rubatto

Che cos’è il carcinoma basocellulare e quanto è diffuso?

Il carcinoma basocellulare è un tumore maligno che origina dalle cellule basali, lo strato più profondo dell’epidermide. È classificato come maligno perché è in grado di infiltrare i tessuti vicini e, se trascurato a lungo, di causare danni locali anche importanti. Tuttavia, a differenza del melanoma, raramente dà metastasi, il che lo rende generalmente meno pericoloso per la vita.

È il tumore cutaneo più diagnosticato al mondo: in Italia l’incidenza è di circa 100 casi ogni 100.000 abitanti (Fonte: Linee Guida Tumori Cutanei non Melanoma – Carcinoma Basocellulare). Colpisce prevalentemente le zone del corpo più esposte al sole (viso, naso, orecchie, cuoio capelluto) e si manifesta soprattutto dopo i 50 anni, anche se negli ultimi anni si registra un aumento anche tra i più giovani.

Il carcinoma basocellulare si cura molto bene se preso per tempo: la chiave è non sottovalutare lesioni cutanee che non guariscono o che cambiano aspetto nel tempo.

Quali sono i fattori di rischio e in quale fase della vita si sviluppa?

Il principale fattore di rischio del basalioma è l’esposizione cronica ai raggi UV, sia solari che artificiali. Chi ha trascorso molti anni all’aperto per lavoro o per stile di vita, o chi ha fatto uso frequente di lampade abbronzanti, accumula nel tempo un danno al DNA cutaneo che può favorire lo sviluppo del tumore.

Il fototipo chiaro (pelle che scotta facilmente, capelli biondi o rossi, occhi chiari) è un ulteriore elemento di vulnerabilità. Anche l’immunodepressione, come quella legata a trapianti d’organo o a terapie immunosoppressive, aumenta il rischio, così come l’esposizione ad arsenico o a radiazioni ionizzanti in ambito lavorativo o terapeutico.

Il carcinoma basocellulare compare più spesso dopo i 50 anni, quando il danno accumulato nel corso della vita inizia a manifestarsi. Tuttavia, l’esposizione solare in gioventù — e in particolare le scottature nell’infanzia — è determinante per il rischio futuro.

Il sole è una delle cause principali, ma il danno si accumula per decenni in silenzio: proteggere la pelle da giovani è un investimento sulla salute di lungo periodo.

Come si manifesta il carcinoma basocellulare e quali sono i sintomi iniziali?

L’aspetto del carcinoma basocellulare è spesso ingannevole: può sembrare una piccola ferita che non guarisce, una crosticina che si ripresenta, o una piccola protuberanza lucida e traslucida con bordi arrotolati e vasi sanguigni visibili in superficie. Proprio questa somiglianza con lesioni banali fa sì che venga spesso ignorato per mesi o anni.

Le zone più colpite sono il viso (in particolare naso, guance e fronte) le orecchie, il collo e le zone del cuoio capelluto. Esistono diverse varianti cliniche: la forma nodulare è la più comune e tipicamente si presenta come una perla rosata; la forma superficiale appare invece come una chiazza rossa e desquamante; la forma sclerodermiforme, più rara ma più insidiosa, ha bordi poco definiti e può essere difficile da individuare anche per l’occhio esperto.

Una ferita che non guarisce da più di tre o quattro settimane in una zona esposta al sole non va ignorata: è il segnale più classico con cui si presenta il basalioma.

Quali sono le fasi della diagnosi del carcinoma basocellulare?

La diagnosi del carcinoma basocellulare inizia con la visita dermatologica, durante la quale il medico osserva la lesione e la valuta con la dermoscopia, uno strumento che permette di analizzare in dettaglio le strutture superficiali della pelle. In molti casi questo esame è già sufficiente per orientare la diagnosi.

La conferma definitiva, però, arriva sempre dall’esame istologico: una piccola porzione di tessuto viene prelevata attraverso una biopsia e analizzata al microscopio dall’anatomopatologo, che identifica il tipo di tumore, la sua variante e il grado di invasione nei tessuti. In casi selezionati, soprattutto per lesioni grandi o in zone anatomicamente complesse, possono essere richiesti approfondimenti con esami di imaging come l’ecografia o la risonanza magnetica.

La biopsia non è un esame da temere: è un piccolo prelievo, spesso ambulatoriale, che fornisce informazioni precise e indispensabili per scegliere il trattamento più adatto.

È possibile prevenire il carcinoma basocellulare?

La prevenzione del basalioma si basa su abitudini semplici ma costanti. La più importante è la protezione solare: usare una crema con SPF(Sun Protection Factor) adeguato ogni giorno, anche in inverno e in città, riduce l’accumulo di danno UV nel tempo. È fondamentale evitare l’esposizione nelle ore centrali della giornata (tra le 10 e le 16), indossare cappelli e indumenti protettivi e rinunciare alle lampade abbronzanti.

Altrettanto importante è l’autoesame periodico della pelle: osservare regolarmente il proprio corpo alla ricerca di lesioni nuove o di cambiamenti in quelle esistenti permette di intercettare precocemente eventuali segnali. Questo va affiancato a controlli dermatologici, con maggiore frequenza per chi ha già avuto un basalioma o presenta fattori di rischio elevati.

La protezione solare è il modo più diretto per ridurre il rischio di sviluppare il tumore della pelle più comune al mondo.

Come si tratta il carcinoma basocellulare?

Il trattamento di riferimento per il carcinoma basocellulare è la chirurgia escissionale: il tumore viene asportato insieme a un margine di tessuto sano circostante, per assicurarsi di rimuoverlo completamente. È un intervento generalmente eseguibile in ambulatorio o in day hospital, con anestesia locale.

Per le lesioni localizzate in zone delicate dal punto di vista estetico o funzionale (come il naso, le palpebre o le labbra) si utilizza la chirurgia di Mohs, una tecnica che permette di asportare il tumore strato per strato, analizzando i margini in tempo reale per conservare il più possibile il tessuto sano.

Nei casi in cui la chirurgia non è praticabile o per lesioni superficiali di piccole dimensioni, esistono alternative efficaci: la terapia fotodinamica, la crioterapia con azoto liquido e il laser. Per i rarissimi casi di carcinoma basocellulare avanzato o non operabile, sono disponibili farmaci mirati che agiscono bloccando i meccanismi molecolari alla base della crescita tumorale; quando questi non risultano sufficienti, può essere considerata l’immunoterapia. Dopo il trattamento, il follow-up dermatologico è essenziale: chi ha avuto un basalioma ha un rischio aumentato di svilupparne un secondo.

Il trattamento del basalioma non deve essere rimandato: prima si interviene, più è semplice e meno invasivo l’intervento.